E’ appena passata la prima ondata di maltempo del 2025, e già gli italiani si devono preparare ad affrontare una seconda perturbazione. Temperature autunnali in tutta la penisola con picchi fino ai 18 gradi.
L’inverno è morto?
Neanche i Giorni della Merla, 29, 30 e 31 gennaio, tradizionalmente i più freddi dell’anno, hanno registrato temperature inferiori ai 6 gradi durante le ore notturne. Possiamo quindi dire addio a un inverno freddo? I meteorologi non sono sicuri. Nonostante le previsioni per la seconda e terza settimana di febbraio prevedano un brusco raffreddamento delle temperature, che porterà la neve in alcune delle regioni più a nord della penisola, il Gennaio del 2025 è stato il più caldo mai registrato. La temperatura media dell’aria superficiale è infatti stata di oltre 13° C, un valore di 0.79° C superiore alla media del mese fino al 2020. Altissimo, soprattutto considerando che ci troviamo nel cuore dell’inverno e che, fino a non troppo tempo fa, era un periodo in cui bisognava coprirsi davvero. Una situazione non rosea, che diventa ancora più drammatica se prendiamo in considerazione i dati registrati a livello europeo. Sul continente la variazione rilevata è di ben 2.50° C superiore rispetto alla media fino al 2020.
Le cause del cambiamento climatico
Ma quali sono i colpevoli di questi inarrestabili cambiamenti di temperatura? Secondo la WMO (World Meteorogical Organization), la causa sono i famoserrimi gas serra, che nel 2024 sono continuati ad aumentare. I più informati sapranno che gli allevamenti intensivi rappresentano una delle maggiori fonti di gas metano, così come l’agricoltura. Ma se in Europa le emissioni di gas serra dovute a queste due fonti è diminuita, per quanto lentamente, lo stesso non si può dire per la CO2 prodotta dal consumo di elettricità, che rappresenta la fonte di oltre il 30% delle emissioni globali.
Questo dato è destinato a peggiorare. La causa? I nuovi modelli di intelligenza artificiale, i cui server non solo consumano elettricità, ma necessitano anche di una grande quantità di acqua per raffreddarsi.
E il problema non sta necessariamente nell’elettricità consumata per generare la singola pagina di testo, quant o nel consumo di energia dei data center necessari Nel 2023, le compagnie che hanno investito in maniera massiccia in questo tipo di tecnologia hanno registrato un aumento delle emissioni. L’esempio più clamoroso è sicuramente Google con un +48% rispetto al 2019.
L’etichetta da applicare in questi casi è la stessa che ci viene insegnato fin da piccoli: limitare i consumi e mettere in atto piccoli cambiamenti che, nel loro complesso, fanno grandi differenze. Preferite quindi sempre le ricerche sui motori di ricerca a quelli su ChatGPT e, invece di usare immagini generate dall’intelligenza artificiale, magari
