Vorrei essere un radical chic

Vorrei essere un radical chic.

Davvero: vorrei svegliarmi un giorno e sentire gli uccellini che cantano nel giardino della mia villa.

Vorrei riempirmi la bocca, con gli occhi lucidi, di parole contro la povertà, i cambiamenti climatici.

Accarezzare la testa di minori non accompagnati migranti che fuggono dalla guerra. Accogliere tutti senza dovermi preoccupare di chi li gestirà e se ne farà carico. Comunque lontano dalla mia zona.

Saprei rimanere umanoh plaudendo commosso a  Carola Rackete che salva i disperati che scappano dai lager libici. E viola acque nazionali schiacciando le motovedette italiane. A fin di bene, s’intende.

Vorrei poter dare di fascista e di razzista a chiunque solo osi contraddire le mie idee illuminate e giuste.

Ci pensate?

Avrei finalmente sempre ragione, tra i sorrisi ammiccanti e compiacenti degli astanti.

Potrei sostenere che i sessi sono cinquantadue. Svegliarmi donna e vestirmi da uomo cui piacciono le donne. A mezzogiorno usare il bagno degli uomini vestiti da donna cui piacciono gli uomini e sbirciarne le sessualità senza che nessuno mi dica nulla. La sera essere donna e vestirmi solo di due gocce di Chanel n.5.

Sarei un essere divinizzato, invitato in salotti e talk-show. Ove possa sostenere da democratico che la democrazia è…