un errore strategico che hanno avallato in tanti

Il sistema complessivo dell’Unione europea e degli Stati membri vive una fase di transizione molto confusa. Da un lato, gli Stati membri devono soddisfare gli interessi che gli ordinamenti e la stessa Unione europea impone. Dall’altro, l’Unione europea deve realizzare l’obiettivo del cosiddetto mercato comune. L’Italia è stata nei decenni fra i paesi più zelanti nel procedere alle privatizzazioni, privando però le imprese pubbliche degli strumenti che avevano a disposizione, salvo nei servizi pubblici locali dove si è proceduto alle privatizzazioni senza un disegno strategico che invece altri Paesi dell’Unione europea hanno mantenuto.

Le grandi società azionarie nazionali, come l’Enel o l’Eni, mantengono una quota di capitale pubblico limitato che ne assicura un controllo molto difficile a fronte di contesti come invece quello francese, dove l’autorità statale ha una salda presa su aziende capaci di espandersi all’estero e di rappresentare il paese all’estero. La reazione a questo insensato modo di comportarsi della politica e dell’Autorità garante della concorrenza non può essere quella del ritorno a un precedente sistema che aveva registrato la pubblicizzazione di una grande fetta di imprese italiane, ma deve essere quello di impostare…