«Tutti mi regalano cerchietti. La mia passione segreta? Costruire muretti a secco»- Corriere.it

di Stefania Ulivi

La regista: «A 16 anni ero attrice, sapevo di non essere brava. Per convincere Nanni Moretti a recitare ci sono voluti dieci pranzi»

«Ero felicemente pronta a fare la cineasta sfortunata, mi sembrava già una vita stupenda, la marginalità non mi dispiaceva. Poi
Mignon è partita
e ha incassato tantissimo, anche se io pensavo fosse un film minore e improvvisamente mi sono ritrovata che tutti mi cercavano». Con la popolarità Francesca Archibugi da allora — era il 1988, lei aveva 28 anni e un diploma al Centro sperimentale di cinematografia — ha imparato a fare i conti. L’ultimo suo film,
Il colibrì
tratto dal romanzo di Sandro Veronesi, uscito il 14 ottobre scorso, si sta avvicinando ai 3 milioni di euro di incasso, un risultato prodigioso vista la crisi della sale.

Non tutti sanno che lei ha esordito come attrice, nel ruolo di Ottilia ne «Le affinità elettive» di Gianni Amico.

«Ero giovanissima. Avevo 16 anni, ne ho compiuti 17 sul set, il regista Gianni Amico era il mio tutore. Sono stata molto in imbarazzo, mi rendevo conto che non ero brava. Ottilia era un’immagine, serviva quello: una ragazzina acerba come ero io, tutta in sottrazione».

Nessun rimpianto per quella potenziale carriera?

«No, non sono capace di recitare. Ma…