Tutti i dubbi, i timori e le incertezze sul futuro del Pnrr

Il piano è il principale atto di indirizzo politico e amministrativo fino al 2027. Ma alcuni impegni assunti non sono stati rispettati prima della caduta del governo e resta da capire se riusciremo a conseguirli con il nuovo esecutivo

Dopo la crisi politica innescata dal leader del partito di maggioranza relativa, le dimissioni del governo Draghi e l’anticipata interruzione della legislatura, molti si interrogano sul destino del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Perché che la questione abbia un’importanza cruciale, per l’Italia, è noto: il Pnrr, approvato dal Parlamento e dall’Ue, è il principale atto d’indirizzo politico e amministrativo fino al 2027; la sua progressiva realizzazione è la condizione per l’erogazione di ben 191 miliardi di euro; si tratta di una formidabile occasione per il rilancio degli investimenti nelle infrastrutture e per la realizzazione di riforme rinviate da molti anni.

 

Ma la crisi produce incertezza. Si possono distinguere, a grandi linee, tre ambiti d’azione. Il primo riguarda gli interventi per i quali non vi è bisogno che il Parlamento modifichi la legislazione o vi ha già provveduto. Al riguardo, la direttiva impartita dal presidente del Consiglio ai ministri il 21 luglio stabilisce che…