«Sono stati gli ayatollah ad armare la mano di Matar. Io vivo nascondendomi»- Corriere.it

di Viviana Mazza

La dissidente iraniana Masih Alinejad: «Io e Rushdie vogliamo una vita normale: non abbiamo altre armi oltre alle parole e alla voce. Usa e Ue devono punire Teheran»

DALLA NOSTRA INVIATA
NEW YORK — Masih Alinejad è un potenziale bersaglio. A fine luglio l’Fbi è intervenuta per la seconda volta dalla scorsa estate in un caso che riguarda la giornalista iraniana dissidente che vive a Brooklyn, popolare sui social e famosa per la lotta contro l’obbligo del velo. «La scorsa settimana, quando un uomo è stato arrestato con un fucile carico di fronte a casa mia, l’Fbi mi ha detto di trasferirmi: ora mi trovo in un nascondiglio sicuro — dice Alinejad al telefono —. L’anno scorso l’Fbi ha fermato un piano del regime iraniano per rapirmi e recentemente è diventata più rigida nel mandarmi in “case sicure”. La mia vita è stata ribaltata, è così da due anni, ma immaginate che cosa ha passato Salman Rushdie. Credo che fosse stanco di vivere nascondendosi. Meritiamo una vita normale. Vogliamo esprimerci, non abbiamo armi al di là delle nostre parole e voci».

Diversi dissidenti iraniani, inclusa lei, dicono che Teheran è comunque responsabile di questo attentato a Rushdie. Perché?

«Credo fermamente che la fatwa di Khomeini del 1989,…