«Sono cresciuta senza la tv ascoltando le storie di papà Con Timi un rapporto unico»- Corriere.it

di Gaia Piccardi

L’attrice: non so ancora se sono eclettica o in crisi d’identit. Il teatro una necessit, la prima volta che ho fatto televisione, con un po’ di puzza sotto il naso, era perch dovevo sopravvivere. Il cinema fu una folgorazione

Una casa di Ancona, senza televisione per scelta. Lucia in bozzolo e i suoi fratelli pi grandi, Giuseppe, Paolo e Anna, intrattenuti a cena da pap Giancarlo detto Gianni. Interno sera. Ferroviere, poi iscritto a Economia e Commercio su incitamento di mia madre, che in famiglia riuscita a far laureare tutti tranne me, infine assessore all’urbanistica. La tv entrava e usciva dal salotto per non darci dipendenza. Usciva, soprattutto. E allora mio padre a tavola raccontava storie bellissime: si era inventato un personaggio, Sterlacchino, ogni giorno un’avventura diversa. E le rare volte in cui si guardava un film, il film non finiva mai. Interveniva mamma e, zac, lo interrompeva: tutti a letto! Io mi ero allenata a stopparlo da sola, tra me e me, per non rimanerci troppo male. Per poi quella trama non poteva restare appesa con le gambe a penzoloni come in una favola di Rodari, da qualche parte doveva per forza andare a cercare un finale, come un copione che rotola verso i titoli di coda. E quindi tutte le storie spezzate…