Solo l’incoerenza ci salverà | Il Foglio

La coerenza è la virtù degli imbecilli, diceva Prezzolini, e mai come oggi solo i partiti incoerenti possono essere affidabili. Da Calenda a Letta fino al centrodestra. Pazza indagine su una nuova stagione di responsabilità

L’incoerenza, che delizia. Diceva Giuseppe Prezzolini, giornalista formidabile, allievo di Leo Longanesi, che in politica la coerenza è solitamente la virtù degli imbecilli, e mai come in questa fase storica la sua definizione sembra trovare una discreta cittadinanza. La coerenza, spesso, è un’arma che la politica tende a utilizzare per mettere a nudo le contraddizioni degli avversari e non c’è leader che almeno una volta nella vita non abbia sostenuto che le proprie idee sono migliori di quelle degli altri perché sono coerenti con il passato. Anche nella campagna elettorale in corso, i partiti, tutti i partiti, hanno scelto di fare un uso spropositato della parola “coerenza”. Ma se si osserva con attenzione la traiettoria imboccata dalle forze politiche si capirà con facilità che la coerenza è diventata un’arma un filo spuntata. Non solo perché nessuno dei leader in campo può dire fino in fondo di essere coerente (e meno male).