Si è votato per non peggiorare le proprie condizioni, invece che per migliorarle

Lo stato di salute elettorale ed emotivo della sinistra mi pare un indicatore della fiducia nel futuro di una società. E in queste ultime elezioni l’analisi è semplice: se il progresso non è possibile, è meglio non muoversi 

Domenica 25 settembre, intorno alle 17, ero in visita in una stanza d’ospedale del Policlinico di Milano, quando sono arrivati gli scrutatori per fare votare i malati. Dopo avere controllato documenti e tessere elettorali, hanno chiesto alle infermiere di piazzare un séparé tra i letti e a noi parenti di uscire per garantire la segretezza del voto. Mentre ce ne andavamo, ho fatto in tempo a vedere la compagna di stanza di mia mamma prendere la scheda, posare le labbra sul simbolo del Pd e sussurrare, con l’ironia rassegnata che solo un milanese può avere: “Fàss dà un basin, dài. Podaria vès l’ültim” (“Fatti dare un bacino, dai. Potrebbe essere l’ultimo”).

 

Dopo, mentre per il Pd si profilava il disastro, la signora Loredana, pasticciera di confine tra i quartieri Lambrate e l’Ortica, a Milano, ci ha raccontato di quando a vent’anni andava ad attaccare i manifesti del Pci “fino a mezzanotte e anche all’una”, ballava alle feste dell’Unità o cantava “Avanti popolo” per fare dormire…