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di Cesare Zapperi

Tensioni tra governisti e «insofferenti». Il leader vuole risposte dall’esecutivo entro settembre

La Lega è inquieta e sempre più agitata. Cerca di darlo a vedere il meno possibile, ma le distanze tra l’ala governista (rappresentata da ministri e governatori) e i parlamentari e gli esponenti di partito si stanno allargando. Anche se la versione ufficiale parla di un confronto pacato e costruttivo su temi concreti, all’insegna della compattezza e dell’unità di intenti, il vertice convocato ieri pomeriggio in via Bellerio da Matteo Salvini con tutto lo stato maggiore del partito (dai vicesegretari ai ministri ai capigruppo parlamentari) ha reso ancora più plastica la faglia che attraversa il Carroccio.

I leghisti di Camera e Senato sono sempre più insofferenti verso la maggioranza (specie dopo che Pd e M5S hanno rilanciato su ius scholae e cannabis) e lo stesso governo. Chiedono uno smarcamento, risposte ferme alle fughe in avanti altrui. Sono disposti a concedere ancora un po’ di tempo a Draghi, ma non troppo. Salvini, che si è complimentato con i governatori Luca Zaia e Massimiliano Fedriga risultati in vetta al gradimento degli italiani per Il Sole 24 ore, lo traduce così: «Mi avete chiesto di entrare al governo, lo abbiamo…