se anche i critici Cacciari e Galimberti cedono al pensiero unico…

Scriveva Cesare Pavese: “Ricordati sempre che i mostri non muoiono, quello che muore è la paura che ti incutono“. In effetti possiamo ben dire che stiamo vivendo la fobopolitica cioè l’uso politico della paura come metodo di governo. Tutto ebbe inizio con la scena delle camionette di Bergamo che vennero impiegate dal sistema mediatico e della manipolazione organizzata precisamente con questo scopo: terrorizzare la popolazione e fare si che essa si adattasse a tutto, rinunciando con resa colma di gratitudine alle proprie libertà e ai propri diritti, reimpostando integralmente il proprio modo di vivere in ragione della presenza di un nemico invisibile che minacciava la vita di tutti e di ciascuno.

In effetti mediante la loro martellante narrazione a tinte terroristiche sono riusciti ad ottenere il loro scopo: per paura di morire i più hanno rinunciato a vivere. Si è imposto un discorso che pretende di espungere ogni ragione di senso e di discussione critica imponendo invece i dati, i numeri e il discorso tecno-scientifico. L’altro giorno sull’Huffington Post è comparso un articolo firmato Boniolo titolato: “La pandemia e i filosofi del parlare a vanvera“.

Questo articolo si abbina a molti altri…