Rivera, il Filottete. Il dispiacere del direttore del Mef abbandonato “dall’amico” Giorgetti

Due mesi vissuti da processato. Le origini nobili, la passione per la maratone, la lunga marcia che ha portato Alessandro Rivera a diventare direttore generale del Tesoro fino alla caduta

In due mesi è stato definito “potente”, “insostituibile”, “l’uomo che parla ai mercati internazionali”, una “testa da tagliare”.  Da oggi Alessandro Rivera è l’ex direttore generale del Tesoro. E’ diventato più famoso del calciatore Gianni e ne ha sofferto (“intorno alla mia figura si è costruita una mitologia”). Quando Giancarlo Giorgetti lo ha convocato, per annunciargli la sostituzione con Riccardo Barbieri, raccontano che Rivera sia rimasto in silenzio e  pensato: “Hanno il diritto di farlo ma potevano risparmiarmi lo stillicidio”. Viene abbandonato dal suo ministro come i greci avevano abbandonato Filottete a Lemno e a cui Sofocle faceva recitare: “Ma che importa or dirlo. Non di lunghi discorsi è questa l’ora”. E’ “l’ammorbato”.

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