«Rispediremo l’Ucraina nel diciottesimo secolo»- Corriere.it

di Marco Imarisio

Il vicepresidente della Duma: metteremo la nostra bandiera su Kiev

«A voi occidentali manca il senso della storia». Esistono le speranze di questa parte del mondo, su fratture e divisioni interne alla politica e agli apparati russi. E poi c’è il ruvido pragmatismo di Pjotr Tolstoj, trisnipote del grande scrittore, vicepresidente della Duma, falco tra i falchi, fedelissimo alla linea più dura, anzi spietata, possibile. Non raccoglie le obiezioni, ripete le sue tesi di matrice ultranazionalista, che a casa propria gli valgono una notevole popolarità, tale da farlo indicare da alcuni analisti come futuro capo di qualche ministero importante. «Basta guardare ai conflitti dei secoli scorsi tra Russia ed Europa per capire».

Cosa intende?

«Nell’Ottocento eravamo a Parigi, nel Novecento a Berlino. Quindi, l’unico punto di mediazione è la nostra bandiera su Kiev. Poi vedremo».

Perché allora la Russia sembra così in difficoltà?

«Questo è un film che si sta facendo l’Occidente. In qualsiasi guerra si verificano periodi di vittorie, momenti di arretramenti e di ridislocazione delle forze prima dell’inverno. La verità è che siamo solo agli inizi. Ma arriveremo ad annientare il nemico».

Privandolo di luce, gas e acqua…