«Ricevevo migliaia di lettere dalle fan, rispondeva mia madre. Un amore del passato? Iris Peynado»- Corriere.it

di Roberta Scorranese

Il campione del mondo 1982: «Vincemmo ma portavo il peso del rigore fallito contro
la Germania. Dopo la partita mi scusai con Pertini e lui rispose: non dica sciocchezze»

Cabrini, quando ha cominciato a giocare a calcio?

«Da bambino. E con me, a quattordici anni, su quel prato di Cremona c’era anche Cesare Prandelli. Sono cresciuto con il pallone e così anche le mie amicizie più care. Cesare è il primo».

Papà Vittorio, però, la voleva nell’azienda di famiglia, è così?

«Faceva l’agricoltore, una persona generosa e altruista. Non mi chiese mai direttamente di rinunciare al pallone, però so che faceva telefonate qua e là, all’allenatore, per esempio, con cui si informava sui miei reali progressi».

E magari sperava che lei rinunciasse?

«C’era sempre mamma, che mi accompagnava a fare i provini».

Una mamma complice?

«Be’ per anni lei ha risposto personalmente alle centinaia di lettere che arrivavano a casa».

Le famose aspiranti alla mano del «Bell’Antonio», come la chiamava Gianni Brera? «Ma mi fa parlare di questo oggi che ho 64 anni, una moglie e due figli grandi?»

Ma la sua bellezza era leggendaria.

«A casa arrivavano migliaia di lettere. Mamma rispondeva con pazienza a ogni singola…