Regge la fragile tregua tra Israele e i militanti della Jihad islamica- Corriere.it

Il cessate il fuoco mediato dall’Egitto, dopo tre giorni di violenze. Il gruppo estremista palestinese ha chiesto in contropartita il rilascio di suoi esponenti di alto profilo detenuti

Come ripete l’annuncio pubblico del Comando per il fronte interno: «Non è finita fino a quando è finita. L’ultimo razzo può fare altrettanti danni del primo». Così mentre i mediatori egiziani cercavano di definire i termini per il cessate il fuoco ne volavano a decine sopra il centro di Israele fino a Tel Aviv, e l’aviazione continuava i bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Nessuno voleva smettere prima degli altri: i capi della Jihad Islamica chiedevano garanzie al Cairo, la tregua che avrebbe dovuto entrare in vigore alle 20 locali viene rinviata di qualche ora. Non vogliono perdere la faccia, dopo aver perso quasi tutti i comandanti in questi tre giorni: pretendono che gli egiziani promettano di lavorare alla liberazione di Bassam al Saadi, il cui arresto martedì scorso a Jenin in Cisgiordania è stato il primo passo verso la guerra del fine settimana. I morti palestinesi sono oltre 40, tra loro una quindicina di bambini.

Gli israeliani insistono che la maggior parte delle vittime tra i più piccoli — come in un paio di esplosioni a Jabalya — sia stata causata da razzi…