Recovery Fund, perché ora le imprese europee investiranno negli Usa di Biden- Corriere.it

Un segno che comincio ad avere i miei anni è che sono assalito da sensazioni di déjà vu. Niente “madeleine” proustiana, roba triviale: l’eterno ritorno della vita pubblica italiana. L’altro giorno per esempio mi è parso di rivivere l’11 dicembre 2001. All’epoca ero un affaccendato cronista a Bruxelles e avevamo tutti per le mani una notizia di quelle “facili”: grossa e simmetrica, cioè tale da imporsi nelle redazioni e a prima vista accessibile a tutti senza fatica. La Cina entrava nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto): solo una firma, ma avrebbe cambiato le nostre vite (come ora sappiamo). Scrissi in lungo e in largo, lo facemmo tutti. Ma l’intero mondo politico (governo di Silvio Berlusconi due, l’opposizione dell’Ulivo) ignorò: all’epoca in parlamento si parlava delle conseguenze dell’11 settembre, della crisi della Fiat o di un’indagine per voto di scambio che coinvolgeva Vittorio Cecchi Gori a Catania. L’Italia che contava non fece molto caso a quanto scrivevano i media. Conseguenza? La Cina oggi è la seconda economia del mondo ma il made in Italy esporta lì poco meno che in Polonia o poco più che in Austria. La Francia esporta in Cina il 55% più di noi, la Germania sette volte più. E interi settori italiani, dal…