Rocketman, la recensione del film
Rocketman, la recensione del film
Crossover tra Musical e Film

Rocketman, la recensione del film

Esce oggi nelle sale italiane il film sulla vita di Sir Elton John. Con una narrazione a metà tra il Musical e il Dramma scopriamo assieme se questo mix narrativo funziona oppure no.



Nell’Ottobre del 2018 è uscito un film che ha raccontato di un personaggio iconico della musica Pop Rock di tutti i tempi: Bohemian Rhapsody. Il film su Freddie Mercury è stato, come prevedibile, campione di incassi in quanto acclamato dal pubblico e dal celeberrimo red carpet di Los Angeles - ma non solo da quello - per l’ottima interpretazione dei vari attori e per gli storici brani che naturalmente fanno da colonna sonora alla pellicola. In realtà il film in questione aveva diverse pecche a livello ricostruttivo, non sempre legate ad una vera e propria necessità narrativa. Poteva quindi mancare all’appello un’altra stella internazionale della musica come Sir Elton John? Certo che no, ed ecco che oggi Mercoledì 29 Maggio è possibile per tutti visionare nelle sale italiane, il film sul celeberrimo baronetto inglese che ha tracciato un solco profondo su quello sconfinato nero vinile che è la storia della musica. Ho avuto modo di visionare in anteprima stampa Rocketman al Cinema Anteo di Milano e questa è l’impressione che ho avuto.


Rocketman, la recensione del film

Ciao, sono una Rockstar, e ho un problema

Il film si apre con una sequenza particolarmente azzeccata nella sua semplicità. Una sfrontata e sfacciata entrata da rockstar nel classico “tunnel” che porta al palco, con tanto di costume e paillettes, luce dal fondo che mostra solo la silhouette dello showman, e slow motion d’effetto che serve ad enfatizzare la grandezza del personaggio. Giusto lo scorrere di pochi fotogrammi e si scopre che in realtà non è esattamente così: la celebrità di turno si accinge invece ad entrare in una stanza in cui è in atto una riunione di alcolisti anonimi. In questi primissimi minuti è possibile quindi capire che quello a cui si è assistito non è un’entrata in un tunnel, ma una sofferta e necessaria uscita da un altro particolare, oscuro e ben poco “lucido” tunnel che accompagna spesso molti personaggi di spettacolo con storie a dir poco particolari alle spalle. Tranquilli: non ho spoilerato nulla dato che non vi è davvero nulla da spoilerare sulla vita di chi porta un nome come Elton John.

Reginald Kenneth Dwight (Elton Hercules John è infatti uno pseudonimo scelto dall’artista stesso -NdR-) è un bambino che vive con una famiglia non poco complicata in cui figurano una madre totalmente disillusa e inappetente nei confronti della vita ed un padre al pari insofferente alla propria famiglia. Solo la beneamata nonna mostra attenzione e affetto verso Reggie e, una volta notato l’incredibile talento del bambino al pianoforte, lo sprona a presentarsi all’esame di conservatorio per l’iscrizione, tutto questo sempre nel più totale disinteresse di entrambi i genitori. Reggie si dimostra da subito oltremodo talentuoso e, col tempo, inizia a farsi notare un po’ da tutti nel “Pub dietro casa”.

Il piccolo genio cresce e un giorno fa la conoscenza di un certo Bernie Taupin (storico paroliere di Elton John con un sodalizio al pari di quello Cocciante-Mogol -NdR-). I due si trovano subito in sintonia e da questo fortunato incontro artistico cominciano i primi successi. Quel che ne segue è assolutamente fisiologico e il magico duo inizia la scalata verso le vette delle classifiche partendo dalla sempre presente e importantissima Los Angeles. Proprio in questo periodo, durante l’ascesa a livello internazionale del cantante, si accompagna purtroppo anche il conflitto interno del nostro caro Elton John, tra la propria sessualità e l’incapacità di reagire e superare il difficilissimo rapporto con i propri genitori che, nel frattempo, si dimostrano sempre più opportunisti. Lascio a voi il piacere di visionare il resto della pellicola (ma in fondo nel più e nel meno un po’ tutti sanno la vita del baronetto e quelli che sono i tratti distintivi di questo genere di produzioni -NdR- ).



Rocketman, la recensione del film

Struggle Within

Partiamo con il dire che Rocketman non è Grease o Cats; il film su Sir Elton John in un certo senso ricorda un po’ il film sui Doors di Oliver Stone. Non vi sono sequenze infinite di balli e canzoni a pioggia come nei suddetti esempi “classici” di musical, ma piuttosto è presente - ovviamente - una trama che va oltre al “ho comprato una macchina nuova e ti voglio portare in giro perché mi sono innamorato di te quest’estate”.

Rocketman è un viaggio profondo verso la consapevolezza di chi si è davvero e su quanto le persone che gravitano attorno a qualcuno possano influirne la psiche. Il motivo reale del distacco da un certo tipo di realtà che alle volte si vive rendendosi conto di essere diventati un vero e proprio stereotipo, una caricatura di sé stessi. Il cercare di non voler essere mai e poi mai il semplice “vicino di casa di qualcuno”. Tutto questo dovendo anche cercare di fare propria una sessualità che un tempo era motivo di vergogna non solo familiare ma anche pubblica. Certo, a conti fatti non mancano esempi di rigetto culturale anche oggi che siamo nel 2019 ma, in ogni caso, molto era ancor più complesso in un contesto difficile come quello in cui Reggie-Elton ha dovuto vivere.

Tutto questo ricorda, come detto, più un film come The Doors che non un più sfacciato e “solamente” celebrativo Bohemian Rhapsody. In Rocketman si assiste ad un declino mentale vero e proprio dal quale non è così facile sfuggire. La sofferenza di Reggie-Elton è palpabile e, se insisto ad accostare i due nomi, quello anagrafico e quello d’arte del cantante, è perché in effetti è di questo che parla il film. La celebre star inglese lotta contro un passato fatto di delusioni esattamente come l’autore di “The End” ha vissuto dall’altra parte del globo. Vi sono naturalmente i momenti in cui il protagonista è apparentemente felice di ciò che ottiene ma, allo stesso tempo, Sir Elton John si ritrova  sull’altro piatto un numero sempre maggiore di spietati approfittatori a controbilanciare tanta fama e opulenza. Come ricorda con una certa freddezza la della vita inappetente madre di Reggie-Elton: “Hai scelto una vita in cui sarai per sempre solo!”.

Essere un musicista comporta molte scelte, spesso dure da prendere per sé stessi e per gli altri e questo genere di parole, a chi fa musica, sono una freccia ricoperta di fiele dritta nel cuore. Tutti i lavori comportano sacrificio e decisioni difficili ma, quando tuo padre ti chiede di andarlo a trovare dopo anni solo perché vuole autografati i tuoi dischi per i fratellastri che ti ritrovi per poi riservare a te lo stesso trattamento di quando eri piccolo, quello è un buon motivo per chiuderti da solo nella tua stanza d’albergo ed evadere in ogni modo da tutto e da tutti.


Commento Finale

Rocketman gode di una scelta stilistica notevole e coraggiosa dato che opta per una via di mezzo tra il musical e la narrazione cinematografica classica. Scelta personalmente molto apprezzata (anche se, forse, si è un po’ calcata la mano verso il puro musical verso la fine della pellicola -NdR- ) anche perché in generale si è potuta apprezzare un’ottima recitazione da parte di Taron Egerton, nella parte di Sir Elton Hercules John, il quale ha saputo imprimere su schermo una versione molto credibile di Sir Elton John. Notevole anche la recitazione di Jamie Bell (si, quel famoso Billy Elliot che non smetteva di ballare neanche da legato -NdR- ) nella parte dello storico paroliere Bernie Taupin. Molto ben sviluppato e raccontato il particolare e fraterno rapporto tra di loro nel tempo.

Un film intenso e dal buon ritmo - nonostante le ovvie licenze narrative - e con una attenzione alle inquadrature e alla fotografia davvero di pregio. Due ore di film che scivolano via senza mai troppo appesantire la visione per il relativamente sapiente dosaggio di musica e narrazione. Aggiungo solo che la proiezione da me visionata era in lingua originale e, in questo caso, decisamente davvero molto ben recitata.

Voto Globale
80
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