questore Cortese, ‘Così presi assassino del giudice, fu Brusca a premere il telecomando’


(di Elvira Terranova) – “Ricordo tutto di quel giorno, l’adrenalina, l’attesa, e poi, finalmente, l’arresto di Giovanni Brusca” il boia che azionò il telecomando che alle 17.58 del 23 maggio 1992 fece saltare in aria le Croma blindate del giudice Giovanni Falcone, con a bordo la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta. Tutti morti. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è il questore di Palermo, Renato Cortese, che nel maggio del 1996 era alla squadra Catturandi della Mobile di Palermo a coordinare gli uomini che stavano dando la caccia a Giovanni Brusca, giovane e sanguinario boss di San Giuseppe Jato. “Io mi trovavo nella sala intercettazioni – ricorda Cortese, mentre attende l’inizio della messa a San Domenico, dove riposa il giudice – e da lì seguivo i miei uomini che stavano ad Agrigento”.


Sì, perché Giovanni Brusca è stato arrestato in una villetta vicino al mare dell’agrigentino. Dove si trovava, durante latitanza, con il fratello Enzo, ma anche il figlioletto Davide. Gli investigatori, i ‘cacciatori’ di Brusca, erano riusciti ad ascoltare la sua voce, grazie alle intercettazioni telefoniche, ma non sapevano dove si trovasse con esattezza. Così, fu un…