«Quella delle esecuzioni è una nuova fase di violenza»- Corriere.it

Il regime degli ayatollah dice ai suoi: «Vi copriamo le spalle». La professoressa della Concordia University di Montreal: «Il rischio sono le esecuzioni di massa»

Nella lingua del regime, l’impiccagione del ventitreenne Mohsen Shekari vuol dire «benvenuti in un altro livello», spiega dalla sua casa in Canada Homa Hoodfar, 72 anni, professoressa emerita di antropologia alla Concordia University di Montreal e scrittrice iraniana che nel 2016 ha conosciuto il carcere di Evin, a Teheran, accusata di stare lavorando a uno studio sul ruolo delle donne in politica.
Il «nuovo livello» di cui parla Hoodfar è quello delle violenze: «Per Alì Khamenei e Ebrahim Raisi, le esecuzioni sono pratiche quotidiane. L’Iran è uno dei Paesi che più utilizza la pena di morte». Secondo l’Iran Human Rights, nel 2022 più di 500 persone sono già state giustiziate, ma Shekari è il primo tra i manifestanti.

A chi parla il regime con questa esecuzione?

«Alle ragazze e ai ragazzi per le strade che chiedono la sua fine. Ma parla anche ai suoi, alle guardie della rivoluzione».

Cioè?

«Da una parte vuole spaventare i manifestanti e mostrare cosa può fare, dall’altra vuole rassicurare chi si sporca le mani per lui. Shekari avrebbe ferito un membro dei Basij, la sua uccisione è un…