«Provo a convertirli, ma a uno ho tolto il saluto»- Corriere.it

Il vicepresidente del Senato, immunodepresso: «Bisogna far di tutto per convincere, poi però bisogna passare alle misure drastiche: se non vuoi il green pass, ti diamo il black pass»

MILANO — Ha passato le giornata tra Natale e l’Epifania a sottoporsi a tamponi (ben sei) e a cercare di «convertire» parenti e conoscenti no vax.

Roberto Calderoli, vicepresidente leghista del Senato, immunodepresso e da anni alle prese con seri problemi di salute affrontati a viso aperto, lo dice chiaro: «Rispetto al Covid mi sento come lo sciatore che fa lo slalom tra i paletti».

Perché i pericoli sono dovunque e quel che risulta incomprensibile, a quasi due anni dallo scoppio della pandemia, è che ci sia ancora chi rifiuta l’arma che finora si è rivelata più efficace: il vaccino.

Calderoli si fa forte della sua esperienza personale per lanciare una strategia in due tempi contro i no vax. «Prima bisogna fare ogni sforzo di convinzione — spiega il senatore bergamasco —. Io su sette contrari ai vaccini con cui mi sono confrontato sono riuscito a convertirne cinque. Se lasciamo perdere le scomuniche e proviamo, ciascuno di noi, a convincere qualcuno la percentuale dei no vax può essere ridotta».

Ma non sempre la persuasione raggiunge l’obiettivo. E allora, bisogna passare…