«Porti via mio figlio da quel quartiere»- Corriere.it

di Riccardo Lo Verso

L’appello del capomafia, detenuto al 41 bis, al presidente del Tribunale Roberto Di Bella: «Ha 14 anni, non voglio che segua le mie orme». E al ragazzo ha scritto una lettera: «Non considerarmi un mito, ma un fallimento»

«Dottore, la prego, tenga lontano mio figlio da quel maledetto quartiere», ha detto il boss catanese al giudice. Un capomafia detenuto al carcere duro ha chiesto aiuto al presidente del Tribunale di Catania. In ballo c’è il futuro di un ragazzo di 14 anni. Un futuro che sembrava segnato dalla voglia del giovane di seguire le orme del padre. Ed invece è andata diversamente. Adesso il ragazzo si trova lontano dalla Sicilia, ospite in una comunità. Il boss al 41 bis collegato in video conferenza e il giudice hanno parlato durante l’udienza. Cosa si sono detti lo ha ricostruito Roberto Di Bella a Repubblica Palermo: «Mi ha parlato della sua sofferenza, del dolore che prova nel non potere abbracciare i suoi figli». Ad impedirglielo, durante i colloqui, c’è un vetro blindato. Da regolamento serve ad evitare ogni contatto fra i capimafia e i propri cari.

Il patto

Il giudice e il boss hanno siglato «un patto educativo» per «evitare che il figlio un giorno posa provare «la stessa sofferenza che sta provando lui»….