Perché la destra su moneta e Bilancio è prigioniera di vecchie teorie sovraniste

Non si tratta di conservatorismo liberale, i partiti del centrodestra italiano hanno coltivato per anni una politica monetaria che ora si riversa contro quella di Meloni e Giorgetti, che considerano come indebita scimmiottatura di Draghi

Ci sono due modi per interpretare il fastidio con cui la destra ha accolto l’audizione della Banca d’Italia sulla manovra di Bilancio. Il primo è catalogarlo come l’ennesimo incidente in cui incorre una compagine ancora disavvezza alla cultura istituzionale e che perciò s’infligge autogol. Ma c’è un altro criterio: quello storico-antropologico. La destra italiana non ha nulla a che vedere con il conservatorismo liberale che salutò come un presidio di rigore l’autonomia e indipendenza delle banche centrali dalla politica, perché solo così si poneva un freno di serietà alla monetizzazione del debito pubblico e a tassi d’interesse manipolati dai partiti. Che è esattamente ciò per cui Beniamino Andreatta avviò nel 1981 il “divorzio” Bankitalia-Tesoro. 

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