perché all’ultimo secondo è vero sport (dà più gioia e fa più male)- Corriere.it

di Beppe Severgnini

In molti sport esiste la poesia dell’ultimo respiro, non diversa da quella che ha ispirato il cinema (Jean-Luc Godard, À bout de souffle), il teatro o la letteratura

Noi comprendiamo il dispiacere degli amici bianconeri, ma loro non devono stupirsi dell’estasi nerazzurra. Vincere negli ultimi secondi di una finale durata due ore è magnifico, almeno quant’è doloroso perdere in quel modo. Ma lo sport — non solo il calcio — vive di queste cose. Forse, addirittura, vive per queste cose. Tutti, però, fatichiamo ad ammetterlo. Perché sappiamo che in certi epiloghi c’è gioia pura o estrema delusione, e non vogliamo correre rischi. Meglio un risultato che si costruisce nel tempo, diventa prevedibile, non mette alla prova la nostra ansia e ci consente di gestire i disturbi psicosomatici.

Torniamo alla vittoria dell’Inter sulla Juventus. In sé, nulla di trascendentale. L’Inter ha giocato bene, ma peggio di altre volte. La Juventus non ha giocato male, ma meglio che nel recente passato. Batterla, siamo onesti, non rappresenta più una consacrazione. E la Supercoppa, diciamolo, è super solo nel nome: piace agli sponsor, alle società e alla tivù, ma è una sorta di Coppa Italia rilucidata, e come quella soffre di problemi esistenziali….