Per i balneari c’è bisogno di una riforma, non di una proroga mascherata

I balneari fanno spesso pasta alle vongole, normale, ma l’Italia alle vongole, esorcizzata dalle caste liberali di sempre, giustamente sollecita la diffidenza di pochi italiani che si considerano europei ortodossi, in qualche caso preferiscono le ferie asciutte in Engadina, e di molti, moltissimi, europei che trovano atrocemente ingiusto un sistema in cui chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, che è poi la logica supremamente antinormativa del fatto compiuto. Bisogna dire, per equità, che i diritti acquisiti da difendere in quanto tali, cioè in quanto acquisiti, in quanto fatti compiuti, sono al centro delle grandi battaglie sul welfare e le pensioni, che vengono ovunque santificate da scioperi e dimostrazioni di forza indignata, ma è ovvio che il reddito di sostegno a un cittadino anziano che ha pagato i contributi di legge e l’età del pensionamento o la tutela sanitaria sono cosa diversa dal reddito imprenditoriale di uno stabilimento balneare gestito con criteri familiari per diritto divino di bagno e ombrellone. Quindi tocca essere occhiuti e severi con chi ha per tradizione la licenza non si dica a sbafo ma facile, fuori da una normale competizione o concorrenza: ma fino a che punto, in quale contesto? Qui scatta lo scontro tra la norma o…