Patrizia Cavalli, la poetessa bambina che si innamorò di Kim Novak- Corriere.it

di Emanuele Levi

La scrittrice raccontata da Emanuele Trevi: le interessava solo la libert di essere ci che si vuole. Ti aspettava sulla soglia con il suo modo inconfondibile di scrutarti, leggendo quella che definiva l’anima facciale

A pochi passi da Campo de’ Fiori, la casa di Patrizia Cavalli era una di quelle vecchie case del centro di Roma cos intrise di tempo e stratificate di memorie che finiscono per assumere le caratteristiche del labirinto, del luogo puramente onirico, o ancora di quegli stravaganti musei barocchi che si chiamavano gabinetti di curiosit. Vi si accedeva affrontando, con spirito alpinistico, una lunga e irregolare serie di ripide rampe di scalini di pietra consunta. Arrivati con il fiatone all’ultimo pianerottolo, c’era Patrizia ad aspettare sulla soglia, con la sua maniera inconfondibile di scrutarti e metterti a nudo, leggendo i segni di quella che una volta defin l’anima facciale come una fattucchiera avrebbe potuto fare con le linee della mano o un fondo di caff. Esattamente come il suo stile poetico, che una grande armonia di contraddizioni, Patrizia nelle sue relazioni con il prossimo era insieme ironica ed empatica, cinica e sentimentale. Col tempo, mi sono convinto che esercitasse un vero e proprio contagio psicologico: il suo…