Osservare Genova per capire la crisi del Pd alle prese con l’M5s

Genova. Il caso quasi terribile del candidato Terrile parte da Genova  ma racconta  di una dicotomia, e di un problema, nazionali nel rapporto tra gli alleati del governo Draghi. In sintesi, estrema, si potrebbe riassumere con un quesito: il Pd vuole essere partito di lotta o di governo? Partiamo allora dalla vicenda che nei giorni scorsi ha visto protagonista Alessandro Terrile, avvocato, già capogruppo Pd in consiglio comunale a Genova, capolista per le elezioni comunali del 12 giugno, esponente dell’area che fa capo a un altro ligure, il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Terrile ha deciso di accettare la carica di amministratore delegato dell’Ente Bacini, società partecipata in forma maggioritaria dall’autorità portuale, l’autority che governa gli scali genovesi e che alla sua guida ha Paolo Emilio Signorini. Tutto a un mese dal voto amministrativo. Accettare significava (anche) dire sì a un’offerta che non poteva che avere il via libera del numero uno dell’autorità portuale, presidente nominato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma d’intesa con il presidente della Regione. Significava dunque essere scelti da Signorini, che con il governatore della Liguria Giovanni Toti e con il sindaco Marco Bucci ha certamente un…