ora il dilemma della resa- Corriere.it

di Lorenzo Cremonesi

Durante la battaglia l’immagine dei militanti dell’Azov mutata nella percezione della popolazione: da nazionalisti fanatici, addirittura nazisti, a patrioti in grado di esprimere la volont di difendere la libert di tutti

UMAN — A questo punto gli irriducibili che per oltre due mesi hanno resistito all’assedio russo nelle acciaierie Azovstal di Mariupol sono assurti a simbolo della forza e del coraggio ucraini. Non solo nel Sud, ma in tutto il Paese, a partire dall’esercito di volontari che da febbraio a fine marzo seppero tenere testa alle brigate inviate da Putin con l’ordine preciso di catturare Kiev e rovesciare il governo Zelensky.

Non facile essere simboli. Lo sanno bene anche loro. Infatti, tra i combattenti che sin dall’inizio accettarono di andare volontari a difendere Mariupol, che sarebbe stata la prima citt presa di mira dai russi in avanzata dal Donbass verso la Crimea, ci sono il meglio delle unit dei Marines, assieme alla Guardia Nazionale e soprattutto i volontari del battaglione Azov. Gente motivata, bene armata, addestrata, disposta a combattere con ogni mezzo e a morire, se necessario.

Parlando con gli sfollati e i sopravvissuti alla tragedia di Mariupol arrivati a Zaporizhzhia sin dal 3 maggio, quando l’Onu…