«Opere fraintese dai giovani, basta stravaganze nella lirica»- Corriere.it

di Giuseppina Manin

Il baritono francese: «Traviata» con gli sms smorza l’emozione della trama. In ottobre in uscita un album di duetti con il tenore Jonas Kaufmann, collega e amico

Considerato il miglior baritono verdiano di oggi, non sorprende che Ludovic Tézier sia uno dei cantanti più contesi dalle principali ribalte liriche. «Ma l’Arena mi mancava. Entrarvi per la prima volta è stata una gioia, un’emozione» confida l’artista, applauditissimo in
«Traviata»
come Germont padre. «Uno dei grandi padri verdiani. Per me, nato a Marsiglia, cantare un’aria come “Di Provenza il mar, il suol” è qualcosa che mi appartiene. Come mi appartiene quel “vecchio genitor” accusato di essere crudele e moralista. Bisogna conoscere quei posti, il “petit monde” di Pagnol, per raccontare come fa Verdi l’anima di Germont. Un provinciale che sbarca a Parigi per metter fine al legame tra il figlio e una donna “indegna”. Scoprendola poi piena di dignità».

Se il ruolo gli è entrato così sotto pelle, è perché in quella genia di padri verdiani ritrova le stimmate del suo. «Uomo di campagna, duro, silenzioso, che amava la musica. Il sabato la radio trasmetteva un’opera e a tavola guai a chi fiatava. Verdi era il suo preferito. Quando canto