Ombre cinesi sulla Silicon Valley

La crisi del Big Tech pone una domanda esistenziale per gli Stati Uniti: riusciranno a evitare il sorpasso di Pechino? Qualche dato a favore del sistema americano

Elon Musk è entrato nel quartier generale di Twitter a San Francisco il 26 ottobre portando un lavandino, che gli ha consentito di twittare ‘Let that sink in’ (in inglese la parola “sink” significa letteralmente lavandino ma la frase vuol dire: “Mettetevelo bene in testa”, ndt) dopo aver acquistato il social network per 44 miliardi. Sembra passato un secolo da quel nuovo inizio”. Così comincia l’analisi di Jeremy Cliffe sul magazine britannico New Statesman.

“Musk ha licenziato circa la metà dei dipendenti di Twitter, chiesto dei cambiamenti immediati e scoperto in tempo reale che l’azienda è un ecosistema più complesso di quanto pensasse. I cambiamenti repentini hanno causato problemi tecnici. Alcuni impiegati indispensabili sono stati fatti rientrare. Varie aziende hanno smesso di pagare la pubblicità. Sono trapelati rumour di un caos interno e addirittura di una bancarotta imminente. Dopo aver creduto che il controllo di Twitter lo avrebbe reso il più figo della classe, Musk ora assomiglia a un insegnante supplente che ha perso il controllo della…