«Non arrivavo a fine mese. Un rimprovero di Morandi mi ha fatto vincere Sanremo»- Corriere.it

di Sandra Cesarale

Il cantautore romano, che con «Portami a ballare» ha vinto il Festival di Sanremo nel 1992: «Portai a cena mia madre Annamaria con Giorgio Gaber e Ornella Vanoni»

Da ragazzo quali erano le sue armi di seduzione?

«Una. È là, sul divano».

La chitarra?

«Ovvio. Vedi uno che canta e suona, gli vanno dietro le ragazze e dici: io nella vita voglio fare quello. Con il mio amico Mario ci esibivamo a piazza Navona o anche a Barcellona quando abbiamo fatto il giro d’Europa: eravamo giovani, carini, simpatici. Non stavamo per strada perché ce la passavamo male o eravamo disperati. Per noi era una lunga vacanza e con quel mestiere ci campavamo, facevamo soldi per proseguire il viaggio. Ma non sono mai stato un latin lover, gli anni Settanta erano così: ci si incontrava, ci si annusava e se ci si piaceva si faceva un tratto di strada insieme».

Ha imparato a suonare per rimorchiare?
«No, la musica mi piace punto e basta. Ne ascoltavo tanta, soprattutto americana. E volevo imparare a suonare le canzoni. Prima scherzavo. Per favore, lo dica: Barbarossa scherza spesso. Quando le persone leggono non sentono l’intonazione della voce, non ti vedono ridere. Come distinguono le battute? Me lo sono chiesto mentre scrivevo il mio libro. E ho capito…