Nel M5s tutti a spasso (o quasi). I sogni infranti dei non più candidabili

“Pronto, ciao sono Giuseppe Conte, volevo spiegarti…”. Li ha chiamati al telefono, non uno per uno, ma quasi, i quarantanove grillini che arrivati alle soglie del terzo mandato non saranno più ricandidati.  E ha pure provato a fare l’empatico, Conte. Specie con i tantissimi peones della pattuglia. Gli sconosciuti. “Adesso che farai?”. Insomma ecco Giuseppe il Misericordioso. “Se posso esserti utile…”. Alcuni ieri davano in escandescenza. Altri si abbandonavano a inutili pratiche di autolesionismo. Gesti passivo-aggressivi. Tipo formalizzare le dimissioni dal gruppo del M5s di un Parlamento ormai sciolto e alla vigilia del voto. Ma queste sono le storie degli onorevoli Qualunquo Qualunqui, per così dire. I peones che ora dovranno tentare di mettere insieme il pranzo con la cena. Ad altri va meglio, e fanno spallucce. Alfonso Bonafede, per dire, si è già rimesso a fare l’avvocato  a Firenze. Solo che prima di essere stato Guardasigilli al massimo si opponeva alle multe dei vigili urbani. Ora invece ha uno studio megagalattico con doppia sede, a Firenze e a Milano. Come diceva Longanesi: cercava la rivoluzione e trovò l’agiatezza.