Mustapha, primo arbitro migrante d’Italia: «Le botte in Libia e poi il barcone. Sogno la coppa d’Africa»

Mezzogiorno, 23 luglio 2022 – 07:45

Jawara viene dal Gambia «Il calcio mi è sempre piaciuto». Adesso vive in Cilento dove arbitra in seconda categoria

di Ciro Troise

Lo sport spesso è uno strumento di riscatto sociale, consente di scalare gradini, superare difficoltà, costruire per sé una nuova vita. È il caso di Mustapha Jawara, il primo arbitro di calcio migrante d’Italia. Il mondo del pallone ha il problema dei fischietti: mancano; l’arbitro è ormai una professione in via d’estinzione a causa del clima da affrontare, sempre più ostile, soprattutto a livello dilettantistico e talvolta anche giovanile. Mustapha è arrivato dal Gambia, stipato su un barcone affollato in uno dei tanti viaggi della speranza, dove il confine tra la morte e il sogno di dare una svolta alla propria vita è molto sottile.


Quando lei parla del suo viaggio fa fatica a trattenere l’emozione.
«Talvolta ci penso ancora ai ricordi brutti di quel viaggio, ho attraversato tante difficoltà, ho visto amici morire davanti ai miei occhi e vi assicuro che fa molto male. Ci ho messo due anni e mezzo per giungere in Italia, ho attraversato anche la Libia, dove sono stato arrestato».

La prigione in Libia, nel racconto della sua vita, sembra una…