Mugello, il primato da «rifugio» dei paracadutati: Di Pietro, Rizzo, Giachetti

All’improvviso Firenze si accorge dei paracadutati. E si ribella. Con il sindaco Dario Nardella che difende il suo candidato, l’assessore Federico Gianassi, dalle insidie dei big che da Roma, visto anche il taglio dei parlamentari, cercano un collegio sicuro. Ma basta spostarsi appena fuori città per trovarsi in territori in cui i paracadutati sono la regola. Collegi dove Roma e Firenze non si sono mai curate di accontentare le richieste locali. Come nel feudo rosso e «blindato» del Mugello, che vanta il poco invidiabile primato di 9 paracadutati su 10 eletti, nel suo travagliato rapporto con l’uninominale. Tutto comincia nel ‘94, la prima volta col Mattarellum, quando a scendere in campo è una coppia di fiorentini (di città): per la Camera, Francesca Chiavacci e, per il Senato, Enrico Falqui. Due anni dopo, si va a pescare molto più lontano: per Montecitorio corre il piemontese Marco Rizzo, premiato dalla logica dei patti di desistenza tra Ulivo e Rifondazione, e per Palazzo Madama il calabrese Pino Arlacchi. Il collegio del Senato, che arriva fino alla Piana, resta vacante nel ‘97 (Arlacchi va all’Onu). Sembra la volta buona per il territorio, ma D’Alema usa il paracadute per Antonio Di Pietro, che ha lasciato la magistratura. Sono le famose…