Mps, l’addio dei 4.125 dipendenti «Ora serve una riorganizzazione»

Il vuoto, dentro gli uffici, sembra ancora più grande. Mps, al di là delle chiusure delle filiali previste, per il momento ha deciso di non modificare il proprio assetto immobiliare, nonostante da oggi abbia a regime «solo» 17 mila dipendenti. Appena ieri erano oltre 21 mila, prima che il maxi-esodo facesse venire meno circa il 20% della forza lavoro. Misura estrema per dare un’altra (e per molti analisti ultima) chance all’istituto di credito senese.

Adesso più flessibile e pronto a quel contenimento dei costi che l’Europa reclama. E probabilmente anche più appetibile per il mercato. «Con oggi (ieri, ndr) si conclude il percorso lavorativo di 4.125 colleghi che hanno reso grande la storia di Banca Mps e che negli ultimi 12 anni hanno collaborato e lavorato per cercare di far uscire la banca dalla crisi in cui era entrata», ha sottolineato Alessia Silvestri, neo-segretaria responsabile della Sas di Complesso Mps First Cisl.


L’ad Luigi Lovaglio per dare seguito al piano industriale, che ha nel maxi-esodo e nella ricapitalizzazione da 2,5 miliardi (già effettuata) un crocevia fondamentale, ha acconsentito a tutte le richieste di uscita. Anche a costo di far lievitare la portata economica dell’operazione. I prepensionamenti da piano erano…