«Mi fermano per strada, in sala porto i giovani»- Corriere.it

di Federico Rampini

In trent’anni ha diretto nella Grande Mela oltre 250 opere. «Il mio sogno? Percorrere tutto Central Park»

New York ama gli italiani, che ricambiano. Ma quali italiani contano davvero a New York? Uno di questi è un milanese di 62 anni, il direttore d’orchestra Carlo Rizzi, forse più celebre nella Grande Mela che nel suo paese d’origine. Nelle sue lunghe camminate a Central Park — «sempre con le cuffie, perché questa è la metropoli più rumorosa del pianeta» — gli capita di essere fermato dai fan a caccia di autografi. Per scaramanzia preferisce conservare il ricordo di un anti-fan: «“Non verrò mai più a sentirti”, così mi scrisse uno spettatore, furibondo perché una sera non feci il bis del Nabucco». L’importanza di Rizzi nel mondo della cultura newyorchese si riassume così: in trent’anni ha diretto qui ben 250 opere. La musica lirica italiana, tuttora uno dei punti di forza nell’immagine del nostro Paese, in lui ha un ambasciatore assiduo, instancabile. Un maratoneta.

Gli inizi

«Tutto ebbe inizio nel 1992 — racconta — quando stavo dirigendo al Covent Garden di Londra, e a mia insaputa nella audience c’era un emissario della Metropolitan Opera di New York. Poco dopo arrivò la telefonata d’ingaggio dal…