Messina Denaro, nei pizzini a Provenzano il suo ‘testamento’

“Io appartengo a lei, per come d’altronde è sempre stato, io ho sempre una via che è la vostra, sono nato in questo modo e morirò in questo modo, è una certezza ciò”. Gli ossequi e la “fratellanza”, con i linguaggi tipici della mafia, in cui vige il “rispetto delle regole”. E poi la consapevolezza di appartenere a un mondo in cui ‘’non c’è felicità’’. Dai pizzini scritti tra il 2003 e il 2006 da Matteo Messina Denaro e ritrovati nel covo di Bernardo Provenzano emerge il ‘profilo’ del boss catturato la scorsa settimana dopo oltre 30 anni di latitanza. Una decina di messaggi che Adnkronos ha rimesso in fila e che oltre ad aver contribuito alle indagini di questi anni, delineano la figura dello stragista di Castelvetrano.

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“I soldi non sono tutto” perché “si può essere uomini senza una lira e si può essere pieni di soldi ed essere fango” scrive Messina Denaro in uno dei pizzini firmandosi “suo nipote Alessio”. Sul fronte opposto, le indagini di magistratura e forze dell’ordine che cercano di fare terra bruciata attorno a ‘Cosa Nostra’. “Purtroppo non posso aiutarla perché a Marsala al momento non abbiamo più a nessuno, sono tutti dentro, pure i rimpiazzi e i rimpiazzi dei rimpiazzi”…