“Mamma, mangio e sto bene”: dalle celle ucraine alla Russia lacrime e bugie al telefono

DNIPRO – La madre lo ha riconosciuto, sicuro. Uno con un cappello calato in testa, le lacrime bagnano il nastro adesivo che gli copre gli occhi. Piange. La ripresa sobbalza, perché è su un bus che lo sta portando in prigione. Una voce ucraina gli dice “perché piangi, sei vivo, quindi non hai niente da piangere”.