Macron e la leonessa iraniana

Tutto è cominciato a New York.

Incontro Masih Alinejad, l’anima della rivolta in Iran.

La trovo coraggiosa. Magnifica.

Mi accorgo che questa ex giornalista che ha saputo perorare la causa delle sue connazionali con Tony Blinken come con Mike Pompeo, davanti a Hillary Clinton come nello show televisivo di Bill Maher, è un animale politico fuori dal comune, una bella mente sotto una capigliatura da leonessa, un temperamento di ferro dietro la baudelairiana leggerezza dei suoi capelli, «riccioluti sino alla scollatura».

Mi piace la disinvoltura con cui evoca i tentativi di omicidio di cui è stata oggetto sul suolo americano. Ammiro il fatto che al momento dei saluti questa attivista che non ha paura di nulla e di nessuno mi confidi che la prossima volta vuole una foto a tre, con il mio amico Salman Rushdie, che è l’uomo da uccidere per gli uomini con barba e turbante. Osservo la maturità politica con cui spiega che le ciocche delle sue sorelle in collera saranno, se le sosteniamo di fronte ai manganelli e ai fucili dei basiji, come le micce di una bomba morale capace di far saltare via gli chador della vergogna, i veli dell’umiliazione e la cappa di piombo del regime.

E dal momento che mi parla della Francia, che considera, come tanti dissidenti di…