L’unico modo per uscire dallo stallo alla messicana è Draghi

Con Draghi al Quirinale, il governo può andare avanti. Il resto è goliardia sfascista. Paradosso è credere che uno possa subire un veto e poi restarsene lì, impallinato, a Palazzo Chigi

Che se ne rendano conto o no, alcuni capi elettorali in Parlamento stanno incorrendo nel paradosso dei paradossi. Questo. Finché reggeva la strana pretesa di candidare un nome del centrodestra, avanzando l’argomento della “prima volta da anni” e di una “maggioranza relativa con onori e oneri di candidatura”, vabbè. Sono argomenti fallaci e prepolitici, forieri di quello che Minuz ha chiamato con formula perfetta lo “stallo alla messicana”, ma a loro modo lineari. Dal momento in cui si passa, come è avvenuto, al metodo della scelta paritaria, di conclave come si è detto, di un nome super partes, ecco che emerge un potenziale veto all’elezione di Draghi, da nessuno (e non a caso) rivendicato per tale. Qui l’argomento fallace è semmai che Draghi deve continuare a guidare l’esecutivo, è troppo importante per fare il capo dello stato. Bah. Paradosso dei paradossi, appunto, è credere che uno possa subire un veto, essendo il campione della maggioranza di unità che sceglie il successore di Mattarella, e poi restarsene lì, a Palazzo Chigi,…