L’ultimo blues di Bobo Maroni. L’abbraccio della vecchia Lega intorno alla bara del “segretario”

Varese. Si sono sentiti vivi ricordando un morto. Ai funerali di Bobo Maroni i leghisti hanno pianto due volte. Hanno pianto il corpo dell’ex segretario e hanno pianto per il partito, prigioniero del loro segretario. Quando la bara, di noce chiara, lucida, è stata alzata, suonavano le 11. Il cane Diablo, un’ora prima, annusava le sedie della Basilica di San Vittore. Non c’erano esplosivi. Al caffè Biffi, il caffè di Maroni, garantivano che quella appena versata fosse la ventesima grappa. All’edicola di Corso Matteotti La Prealpina era già esaurita. Un leghista: “Abbiamo fatto un congresso grazie a un funerale”. Da quanto tempo non si abbracciavano?

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