Louis Garrel o l’arte della rapina in famiglia (voto 8½)- Corriere.it

di Paolo Mereghetti

«L’innocente», quarta regia dell’attore francese, mette in scena la storia di un ultimo colpo, giocando sul filo del thriller, della commedia e dell’intrigo sentimentale

A essere un attore bravo e bello si rischia di non venir considerato al giusto livello quando ci si misura anche con la regia. È quello che è successo a Louis Garrel, sicuramente uno degli interpreti più conosciuti e affermati nel cinema francese post-Depardieu, ma anche un regista sensibile e innovativo, capace di non farsi imprigionare dalle regole del genere (fossero anche quelle del «film d’autore») in nome di una libertà creativa che sa sorprendere e divertire. Lo aveva già dimostrato con le sue regie precedenti — «Due amici» (2015), «L’uomo fedele» (2018) e «La crociata» (2021) — ma strappa veramente l’applauso con quest’ultimo «L’innocente».

L’avviso che come regista non vuole limitarsi al semplice resoconto della realtà lo dà fin dalla prima scena dove quella che sembra una drammatica confessione si rivela invece una ironica dimostrazione di recitazione: siamo in una prigione e Michel (Roschdy Zem) sta provando un monologo sotto gli occhi di altri detenuti e di quelli, molto più partecipi, di Sylvie (Anouk Grinberg), ex attrice che…