“Lezioni di persiano”, storia vera/ L’ebreo che si finse iraniano per non morire

Un ebreo che si finge persiano per sfuggire ai campi di concentramento e alla morte. La storia del film “Lezioni di persiano” nasconde un significato profondo su quanto le parole, a volte, possano essere salvifiche. E così è stato nel caso del protagonista, Gilles, un ebreo belga che per sfuggire alla deportazione pensa di fingersi iraniano. Proprio la sua finta provenienza salva l’ebreo, catturato durante una retata delle SS insieme ad altri ebrei e imprigionato in un campo di concentramento tedesco. Quando gli viene chiesto se sia ebreo, Gilles mente dicendo che è persiano: a sostenere la sua tesi un libro in persiano, che aveva scambiato per un panino.

Il direttore del campo accetta di “salvarlo”, ma solo ad un patto: deve insegnargli la lingua persiana, che ovviamente Gilles non conosce affatto. Una volta terminata la guerra, infatti, il comandante nazista sogna di poter aprire un ristorante in Iran. Per sopravvivere, Gilles inventa una lingua fatta di parole e suoni senza senso, sperando che nessuno lo scopra. Così, mentre il direttore del campo impara il “persiano”, anche il deportato impara una lingua inventata al momento, senza alcun senso. Ma qual…