Letta e Calenda si mettono d’accordo, ma il vero patto necessario sarebbe quello con i grillozzi

Il paradosso è che per essere draghiani sul serio, e non creduli ortodossi di un’area liberaldemocratica che è sempre intrinsecamente minoritaria, il vero accordo necessario sarebbe quello con l’avvocato Bisconte e i suoi superstiti

Il moralista impolitico dice, in nome della sua idea di coerenza e della sua moralina: si sono spartiti i collegi senza riguardo a un programma o progetto integralmente liberale, altro che agenda Draghi, è un’ammucchiata come fu l’Unione di Prodi e farà la stessa fine. Il politico realista, in nome della logica delle forze in campo, dice: si sono accordati per ridurre i margini di espansione della destra arrembante, se possibile farla perdere, ricorrendo a mediazioni di fatto necessarie tra soggetti diversi per esperienza e cultura. Il primo è un mattocchio in libertà, non sa dopo tanti decenni che in Italia l’area liberal-democratica è una bella cosuccia, ma subserviente, non è autonoma dai tempi antichi di La Malfa, nonostante la vecchia proporzionale; il secondo è un tipo tendenzialmente saggio ma non cinico, non è indifferente alla differenza tra bene e male, anzi vuole essere competitivo, che è l’essenza di una campagna elettorale con le regole del maggioritario per il 37 per cento dei collegi, per…