«Le vele scarlatte», Pietro Marcello racconta la Storia come fosse un sogno- Corriere.it

di Maurizio Porro

Ricco di materiale umano primordiale ma non primitivo, filtrato da suoni, colori, sguardi di cinema e da ottimi attori il film favoleggia con calore senza accomodarsi nella magìa

Racconto di un Sud del mondo, anche se si svolge nel Nord della Francia, «Le vele scarlatte» fa espatriare Pietro Marcello dopo «Martin Eden», inseguendo lo scrittore russo romantico pacifista Aleksandr Grin, morto in Crimea nel 1932. Marcello offre un film nascosto sotto più strati, che guarda dall’alto la Storia, mai femminista ma femminile, dolce e non arrabbiato, come un sogno che spesso si spezza, torna reale, poi di nuovo fiabesco. E mai avulso dalla concretezza della fattoria dove un rude falegname, dalle mani deformi si rifugia dopo la prima guerra mondiale, accudendo la figlioletta curata da una donna materna, essendo la mamma morta stuprata.

Louis Garrel principe poco azzurro

Ci sono visioni magnifiche di un’accogliente natura, crescendo la ragazza crede infatti nell’armonia e canta la naturalezza della vita come, geniale, in un musical di Demy. Ma maldicenza ed ignoranza sono in agguato, mentre una maga predice l’arrivo di vele scarlatte: è Louis Garrel il principe ma si rivela poco azzurro, vola a destinazione difettoso. Ricco di materiale umano…