Le scissioni fanno male ma in questa corsa al voto potrebbero funzionare

Se si è in dissenso con il proprio partito, meglio cercare fortuna altrove o custodire il proprio spazio di minoranza? I diversi casi della Lega da una parte e di Giorgia Meloni e Carlo Calenda dall’altra
 

Scissione è liberazione? La campagna elettorale in corso ha rimesso al centro della scena un tema ricorrente nella vita politica dei partiti. La questione è questa: quando le proprie idee sono in dissenso dal pensiero dominante del proprio partito, o della propria coalizione, meglio cercare fortuna altrove, e dunque scindersi, o meglio custodire con cura il piccolo spazio della minoranza? Il problema può sembrare di secondo piano ma se si sceglie di dedicare un istante a questo tema si capirà perché le scissioni sono non solo uno dei motori della campagna elettorale ma anche uno dei modi per capire qualcosa in più sui rapporti tra i leader. Problema: ma esistono scissioni che funzionano? E ancora: esistono scissioni che hanno funzionato? Proviamo a guardarci intorno e a capire di cosa stiamo parlando. E’ uno scissionista Matteo Renzi, uscito dal Pd nel settembre del 2019, dopo aver preso atto che “i nostri valori, le nostre idee, i nostri sogni non possono essere tutti i giorni oggetto di litigi interni”. E’ uno scissionista Carlo…