le prove «consegnate» da Facebook- Corriere.it

di Greta Privitera

Una ragazza e sua madre sono accusate di «aborto illegale». A consegnare le chat che le hanno incastrate il gigante dei social network

Dopo la decisione della Corte Suprema di ribaltare la sentenza Roe vs. Wade, quella che garantiva il diritto di aborto negli Stati Uniti, i dipendenti di Facebook hanno bussato alla porta del Ceo di Meta, Mark Zuckerberg, e gli hanno fatto questa domanda: «Come pensi di poter proteggere i dati di coloro che cercheranno di abortire?». Lui era stato chiaro e aveva rassicurato gli animi affermando che la continua spinta dell’azienda a crittografare i messaggi avrebbe aiutato a difendere gli utenti da cattivi comportamenti o ampie richieste di informazioni.

Ma eccoci a raccontare la prima storia con un destino diverso rispetto a quello prospettato da Zuckerberg. A giugno, la polizia del Nebraska ha chiesto a Facebook di consegnare i dati di Celeste Burgess, 17 anni, e sua madre Jessica, 41, accusate di aver commesso un aborto illegale. Grazie al social network, la polizia è riuscita a leggere le chat delle due in cui parlavano di come procurarsi le pillole abortive, racconta il Lincoln Journal Star, un quotidiano locale. L’adolescente sarebbe stata incinta da oltre 20 settimane, avrebbe abortito in casa con…