Le mani del tecnocapitalismo sull’umanità: si compie l’assoggettamento causato dall’illusione post 1989

Secondo la folgorante profezia di Federico Nietzsche siamo entrati nel tempo della morte di Dio. Dio come punto di riferimento veritativo e valoriale è imploso. L’uomo contemporaneo non crede più in nulla, niente di grande in cui sperare e per cui morire, nessun ideale, nessuna proiezione redentiva verso le regioni dell’eterno. L’uomo contemporaneo è effettivamente l’attuazione piena dell’”Ultimo uomo”, così come fu teorizzato da Nietzsche stesso. L’ “Ultimo uomo” è quello sul cui profilo si staglia il senso del nulla, è quello sotto i cui piedi il mondo diventa ogni giorno più piccolo, più gretto. Un mondo all’insegna del nulla letteralmente, dove con la morte di Dio implode il seno stessa dell’essere al mondo.

Il paradosso della situazione che stiamo vivendo è che il nichilismo passivo e il nichilismo attivo coincidono nella loro compresenza contemporanea. A giudizio di Nietzsche, la morte di Dio avrebbe fatto scaturire nell’immediato un nichilismo passivo, rassegnato, depresso di chi senza più ordini e riferimenti si sente perduto. E da lì sarebbe poi rampollato il nichilismo attivo di chi dalla morte di Dio fa scaturire la volontà creatrice, la volontà di potenza e la…