Le esplosioni in Crimea e la gestione «all’isreliana»- Corriere.it

Dopo le deflagrazioni devastanti che alla base russa, l’Ucraina usa la strategia del dire-non-dire, con allusioni, persino battute sul pericolo di fumare vicino agli arsenali

Sui fronti terrestri è sempre guerra d’attrito, l’attenzione è rivolta alle esplosioni devastanti che hanno scosso la base russa in Crimea
. Storia seguita mercoledì da un nuovo bombardamento nella zona settentrionale di Chongar, località a 160 chilometri dalla prima linea.

LE RICOSTRUZIONI

Le deflagrazioni ravvicinate, le colonne di fumo, le fiamme sotto gli occhi dei bagnanti presenti sulle spiagge della zona attorno all’aeroporto militare di Saki. Pesanti i danni: 250 abitanti evacuati, una sessantina di appartamenti e una ventina di siti commerciali danneggiati, forse 9 velivoli perduti. Mosca, non potendo negare l’evidenza, ha portato avanti la teoria di un incidente in un deposito. Uno scenario scontato, una narrazione per non darla vinta all’avversario. Ricordate? Fu la stessa cosa quando venne colato a picco il Moskva, in Mar Nero, affondamento attribuito ad un’avaria catastrofica. Gli ucraini, invece, hanno prima alluso ad un loro attacco missilistico e qualche ufficiale ha raccontato al New York Times che avevano impiegato un’ arma di produzione locale, il Grim 2, ordigno…