‘La versione di Pazienza’, ‘i servizi segreti e i monsignori Casaroli e Silvestrini’

“C’era un particolare molto strano: il capo del nostro servizio d’intelligence conosceva il numero uno della segreteria di Stato vaticana, monsignor Casaroli, ma non conosceva il numero due, cioè monsignor Silvestrini, tanto che fui io a farglielo incontrare. A meno che, pensai, Santovito non conoscesse nemmeno monsignor Casaroli e l’incontro tra me e il porporato gli fosse stato richiesto da un intermediario. Se questa ipotesi era vera, l’intermediario non poteva che essere Giulio Andreotti, considerato molto vicino sia a Santovito sia a Casaroli”. Lo racconta Francesco Pazienza nel libro “La versione di Pazienza”, da oggi in libreria per Chiarelettere (240 pagg., 16 euro), in cui ripercorre la sua vita ricostruendo alcuni dei più grandi misteri italiani.