La tregua italiana, ovvero la nostra solita sfacciata fortuna

Tutto va secondo canoni da democrazia dell’alternanza. Non sono in vista esperimenti pericolosi, anche se qualche segnale ci sarebbe. Ma prevale la sensazione che quelli che dispiacciono all’Italia di centro sinistra facciano di tutto per non dispiacere troppo

Viviamo un momento di tregua psicologica, innestato dalla politica. I vincitori delle elezioni hanno formato il governo e procedono, è il loro mestiere. Tutto va secondo canoni da democrazia dell’alternanza, secondo le scelte degli elettori. Non sono in vista esperimenti pericolosi, allarmanti. Qualche segnale ci sarebbe: blocco delle navi cariche di naufraghi e fumosa retorica nazionale rinvigorita, lite poco professionale con la Francia che si sente presa per i fondelli dai comunicati trionfalisti di Palazzo Chigi, qualche dubbio sulla manovra in un’Unione di Bruxelles diffidente e orfana del suo campione preferito, Mario Draghi, blanda tolleranza verso elusione e evasione, qualche polemica innescata da idee controcorrente, che non si portano, per esempio sui criteri dell’educazione e della correzione dei comportamenti asociali e violenti (il caso Valditara). 

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